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I nuovi Master sulla “degustazione trascendentale” della Giunti Academy

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I nuovi Master sulla “degustazione trascendentale” della Giunti Academy

febbraio 8, 2019

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Nella scenografica sede dell’Osteria di Birra del Borgo in Roma sono stati presentati ieri i nuovi Master formativi su “vino, cibo e turismo” della Giunti Academy. Master di livello universitario che avranno luogo a Firenze e a Roma nei prossimi mesi. Hanno descritto il progetto Rossella Calabrese, direttrice della Giunti Academy; Marco Bolasco, direttore dell’area enogastronomica della casa editrice; Federico de Cesare Viola, direttore editoriale del nuovo periodico Food&Wine; Leonardo di Vincenzo, fondatore e CEO di Birra del Borgo; Niko Romito, celeberrimo chef tristellato; e me medesimo. Qui un post di inquadramento generale nel blog di Marco. Come è mia consuetudine nel mio intervento sono andato a braccio. Di seguito trascrivo a grandi linee quello che ho detto nell’occasione illustrando i prossimi Master sul vino. Con il beneficio d’inventario, avendo alcune birre in corpo mentre batto disordinatamente sulla tastiera. Mi prendo quindi la soddisfazione di virgolettare me stesso, con la serenità di chi non verrà verosimilmente corretto dall’autore per aver interpretato male il suo pensiero: “In Italia e nel mondo il vino è di moda. Come ho già annotato in altre occasioni, la metà degli italiani attualmente produce vino, l’altra metà lo degusta e ne scrive. Quindi non si contano le iniziative legate al vino: incontri, manifestazioni, fiere, banchi d’assaggio, dibattiti. E soprattutto, corsi. Si organizzano corsi dappertutto: nei wine bar, ovviamente; ma anche nei ristoranti, nei teatri, negli auditorium, in televisione, alla radio, al cinema, perfino in cantine private semiclandestine. L’altra sera sono tornato a casa e ho trovato delle persone in soggiorno che seguivano una degustazione guidata.  Non è quindi una moda circoscritta a un gruppo di persone. È una moda che attraversa tutta la società. È una moda pervasiva. Ci tenevo a fare questa premessa soprattutto perché mi piace la parola ‘pervasiva’ e volevo usarla. Un’offerta sterminata, quindi. E tuttavia ci pare che in questa offerta elefantiaca manchi qualcosa. In questa offerta il vino è quasi sempre un semplice oggetto. Un oggetto da analizzare, da sezionare, da scomporre nelle sue parti: “aspetto, colore, profumi, sapore, retrogusto”: è il vino oggetto della degustazione tecnica. E poi, giustamente e inevitabilmente, in questa offerta il vino è un prodotto da conoscere nei suoi snodi agronomici, enologici e geografici: è il vino della cosiddetta enografia.  Noi abbiamo la presunzione, ma anche la legittima ambizione di vedere, di far vedere il vino come soggetto. Come soggetto al centro di un reticolo di rimandi culturali, storici, sensoriali, multidisciplinari. Noi pensiamo che a un professionista non basti saper condurre una degustazione tecnica e sapere chi fa vino, come lo fa e dove lo fa. Noi pensiamo che un professionista debba saper interpretare un vino. Si può quindi dire che il nostro sarà un Master di interpretazione del vino, ovvero – per restare ai toni enfatici – un Master di degustazione trascendentale. Ringrazio la Giunti per avermi attribuito il ruolo di supervisore e di docente dei corsi sul vino. Avrò l’onore di coordinare un corpus di docenti che non esito a definire straordinario. La crème de la crème de la crème de la crème de la crème e – direi inoltre – de la crème della critica enologica italiana.  Di chi si tratta? In ordine alfabetico: di Armando Castagno, Mozart del vino e figura centrale nella comunicazione enologica italiana (sono seguiti alcuni minuti di altri elogi, ndr); di Ernesto Gentili, il critico e il palato più micrometrico e affidabile d’Italia e forse del mondo (sono seguiti alcuni minuti di altri elogi, ndr); di Giampaolo Gravina, maestro d’interpretazione del vino, eccellente filosafo e raffinato comunicatore (sono seguiti alcuni minuti di altri elogi, ndr); del grande Alessandro ‘Masna’ Masnaghetti, un pezzo da 150 del vino, forse il critico italico più conosciuto e stimato all’estero (sono seguiti alcuni minuti di altri elogi, ndr); di Paolo Zaccaria, colonna della didattica enologica nazionale, grande esperto e critico navigato (sono seguiti alcuni minuti di altri elogi, ndr). E scusate se è poco.”

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